• Marco Sanlorenzo

Il Madagascar al tempo del Covid

Dall’inizio dell’anno la situazione in Madagascar si è deteriorata a causa del grave crisi economica dovuta al crollo del mercato turistico per COVID19. Tutto è bloccato da settimane: scuole chiuse, uffici aperti saltuariamente e per poche ore alla settimana, trasporti quasi paralizzati. Il governo ha emesso ordinanze molto rigide, ma che non possono essere in alcun modo rispettate: non andare al mercato, non vendere i prodotti agricoli per strada, essere distanziati sui taxi brousse, ecc. La popolazione ha fame e non può certo non mangiare o evitare di vendere quei pochi prodotti sulle vie o in mercati improvvisati. Il numero di casi ufficialmente dichiarati di COVID è 121 contagiati e nessun deceduto, ma sono dati totalmente privi di valore in una nazione dove è impossibile accedere, per la maggior parte della popolazione, a servizi sanitari base, figuriamoci ad accertamenti sofisticati . L'unico centro che può effettuare tamponi e ricerche è l'Istituto Pasteur di Antananarivo, isola francese nella capitale, dove i normali mortali non possono accedere. Da qualche giorno il Governo ha proposto e lanciato la “Tisana nazionale anti COVID” a base di un antimalarico. Gli studi già effettuati in Europa e in Usa hanno evidenziato la mancanza di significativa efficacia e, anzi, il rischio di una notevole tossicità e la possibilità di favorire un’ulteriore resistenza del parassita della malaria, ma il Governo ha ugualmente emesso l'ordinanza di obbligo dell'assunzione controllata per giovani, lavoratori ,ecc. con il rischio anche di favorite trasmissioni di patologie, date le scarse misure igieniche nell'assunzione del “beverone”.

La situazione nel Sud, a Isoanala, è grave a causa della gravissima siccità che ha interessato la regione: le piogge attese e previste fin dal mese di novembre dell'anno scorso, non ci sono state e si sono manifestati solo sporadici acquazzoni e temporali. La penuria d'acqua è molto grave e il nostro pozzo si è insabbiato a causa della penuria idrica (rovinando a sua volta la pompa) mentre il fiume che scorre, e che da il nome al villaggio (Isoanala), si è trasformato in un rigagnolo che si può facilmente saltare senza bagnarsi. Le persone fanno fatica a raggiungerci perché hanno come priorità cercare e trovare cibo e molto malati cronici non si sono presentati per i controlli. Parallelamente la sicurezza della regione si è deteriorata e sono ricomparse delle vere e proprie bande di malfattori che assaltano le capanne isolate o interi villaggi, razziando le poche cose presenti (qualche capo di bestiame, utensili e cibo se presente) e poi danno fuoco alle misere capanne, fuggendo infine nella sterminata “brousse”. Impensabile inseguirli efficacemente: solo i villaggi più grandi come il nostro non sono interessati perché sono presenti distaccamenti di militari delle forze speciali. Il problema sono però i collegamenti attraverso la lunga pista che collega il sud Madagascar con le regioni centrali: pochi i mezzi di trasporto e sempre molta paura durante tutto il tragitto. Il medico malgascio che lavorava nell'ospedale si è dimesso proprio per la paura legata all'insicurezza; siamo quindi stati costretti a diminuire l'attività, ma nonostante tutti questi problemi, la struttura ospedaliera è aperta e funzionante e speriamo presto di avere nuovamente tutto il personale necessario per garantire le prestazioni sanitarie di base alla poverissima popolazione.


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foto tratta da www.africanews.com

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