Missione marzo 2004

20/05/2004

Il gruppo partito a marzo era veramente "ingombrante"! Ben undici persone, di cui quattro alla loro prima esperienza di siffatto genere. 


Un gruppo molto eterogeneo, con due studenti di medicina all’ultimo anno, Fabio e Simona, tre infermieri, Mauro, Fausto e Mariangela, e i soliti noti, Marco il chirurgo, Loredana la ginecologa e Marina, l’anestesista. 


All’inizio della missione eravamo tutti un po’ tesi, perché riuscire a mettere d’accordo tante teste e farle lavorare insieme, integrandole l’una con l’altra, non sembrava cosa semplicissima. 
Per tale motivo, già durante il viaggio, erano stati assegnati i compiti per cercare di arrivare a Isoanala ognuno con un “settore” cui dedicarsi. Mauro avrebbe dovuto occuparsi dei pazienti esterni in aiuto a Virginie (l’infermiera locale), Fausto e Mariangela del lavoro in corsia con Suor Irene, Fabio e Simona, sarebbero stati destinati alla sala operatoria con compiti da più “umili” (lavare i ferri chirurgici) ad altri più soddisfacenti, quale fare da assistenti durante gli interventi chirurgici. 


Ma iniziamo con il viaggio che quest’anno è stato particolarmente difficoltoso, ma anche molto divertente. Dobbiamo dire, innanzitutto, che per la prima volta avevamo organizzato di prendere un volo interno che dalla capitale, Antananarivo, ci avrebbe portati fino a Fort Dauphin (bellissima cittadina sull’oceano) dove Suor Carmelina ci aspettava con due fuoristrada per trasportarci a destinazione. 
Secondo i nostri calcoli (sic!sic!sic!), questo ci avrebbe permesso di arrivare ad Isoanala in meno di 48 ore, discretamente riposati e quindi pronti a iniziare immediatamente l’attività e non come gli altri anni, in cui il viaggio di due giorni, in fuoristrada, ci vedeva arrivare praticamente sconvolti (la pista è veramente molto dura). 


Invece il primo intoppo: la nostra prenotazione non risultata e l’aereo partiva senza di noi! Il successivo disponibile sarebbe stato dopo cinque giorni: un’enormità visto la nostra permanenza di sole 4 settimane! Morale della favola: era necessario noleggiare delle macchine per proseguire il viaggio. Detto, fatto! Il viaggio si svolgeva tranquillamente fino all’inizio della pista. 


Da quel momento in poi “di tutto e di più”! L’inesperienza di guida sulla pista degli autisti e la non perfetta tenuta delle macchine (una aveva ben 180 mila Km alle sue spalle!), determinavano vari inconvenienti e intoppi: l’impantanamento di una vettura, la rottura di una ruota,….. La velocità di “crociera” si riduceva in modo drammatico: 5-10 km orari


Solitamente con i fuoristrada di suor Carmelina e i suoi abili autisti, la velocità si aggira sui 20-30 km/ ora. Il risultato: all’arrivo a Isoanala, dopo ben 3 tre giorni di macchina, tutti eravamo un poco provati!!! 
Credo però che questo viaggio, in cui spesso e volentieri ognuno di noi ha pensato di rimanere in panne definitivamente e nel mezzo del nulla, abbia temprato il gruppo, che è rimasto compatto e affiatato per tutto il resto del soggiorno.
Ognuno ha dato una mano nel proprio campo e ha aiutato gli altri se c’era necessità. 


Sicuramente a Isoanala la novità di quest’anno è stato l’arrivo di un infermiere anestesista, che è stato valutato durante la missione ed è stato poi assunto. Attualmente affianca i due medici, completando lo staff della sala operatoria. Numerosi sono stati gli interventi chirurgici eseguiti: splenectomie, ernie inguinali ed ombelicali, interventi sui pazienti lebbrosi, asportazioni di fibromi uterini, un parto cesario,….. 


Una conferma è stato, invece, il vedere come il piccolo laboratorio lavori bene grazie al laboratorista locale messieur Rarivoson


Per finire abbiamo ritrovato i pazienti affetti da cronoblastomicosi già in trattamento da alcuni mesi. Sicuramente la terapia ha dato notevoli risultati, ma l’estensione delle lesioni, non ne ha ancora permesso la guarigione definitiva e quindi la terapia continuerà ancora per alcuni mesi. 
Contemporaneamente altre persone affette dalla stessa micosi sono arrivate all’ospedale che, come già detto, è l’unico in tutto il Madagascar che tratta tale patologia. La nostra speranza è di poterlo continuare a fare considerati i costi elevati del trattamento stesso. 

 

 

 

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