Giornata nera per il Madagascar

06/02/2009

Nei tanti anni passati qui penso che questa sia tra le giornate più pesante, dura e triste, per non dire disonorante nella storia del Popolo malgascio. Un popolo buono e mite, sorridente e accogliente ha mostrato i suoi artigli. Un popolo che ha sempre fatto della "FIHAVANANA" (l'equilibrio dei buoni rapporti con tutto il cosmo) un segno della sua saggezza ancestrale; un popolo che ha vissuto diverse lunghe e dolorose rivoluzioni quasi senza spargimento di sangue, oggi ha mostrato un volto diverso e ora ne porta le conseguenze di dolore e di vergogna e purtroppo tutto fa temere che siamo solo all'inizia di quello che potrebbe diventare una vera guerra civile e magari anche tribale. 

 

La tensione tra il presidente in carica Marc Ravalomanana e il sindaco di Tana Handry Rojoelina (di soli 34 anni) è incominciata da alcuni mesi, prendendo presto una velocità superiore. Ognuna delle due parti ha voluto aggrapparsi a una cespuglio di verità per coprire una foresta di imbrogli e di interessi. Dalle parole si è passati ai fatti: prima con la soppressione della radio e televisione del Sindaco, di Tanà poi con il suo mandato d'arresto. Risposta immediata: assemblea popolare sulla grande piazza dell'indipendenza a Tana. Prima reazione: distruzione della televisione del presidente e di quella nazionale. In seguito il Sindaco si è auto proclamato capo del governo del Madagascar, accusando l'attuale presidente di una lunghissima serie di frodi e di delitti contro il bene comune della gente. Ne sono seguiti una serie di devastazioni e furti in supermercati di una società di proprietà del presidente, in quasi tutte le grandi città del Madagascar. Già in queste devastazioni ci sono stati dei morti, ma sopratutto a causa di incidenti sui posti dei furti (incendi e tettoie cadute).

 

Per qualche giorno si è pensato a una possibile mediazione dei Vescovi, ma oggi il Sindaco ha nominato un suo "primo ministro" e insieme, accompagnati dalla folla, hanno marciato per occupare un palazzo governativo dove insediare il nuovo governo. A quel momento abbiamo capito che ERA FINITA! Il corteo si è trovato la strada sbarrata dall'esercito a qualche centinaia di metri dal palazzo; qualche scambio di parole, scaramucce, lanci di pietre, assalto, spari sulla folla e subito una ventina di morti e centinaia di feriti.

 

Inspiegabile l'incoscienza di un comportamento provocatorio come questo; un comportamento destinato solo a far spargere del sangue inutilmente (se caso mai ci fosse uno spargimento di sangue che si possa giustificare!!). In un istante, oltre a tante vite umane, sono affondati o sono morti la speranza di una riappacificazione, di un avvenire più tranquillo, di una popolo unito. Ora crescerà l'odio della gente contro i militari (e sono i loro figli), di un partito contro l'altro, c'è da temere anche di tribù contro tribù, oltre che tra cristiani e contro i cristiani...

 

Noi cattolici avremo la nostra parte (il sindaco è cattolico... e quello che ha fatto farà dimenticare, anzi infangherà, l'impegno dell'episcopato per fare incontrare le due parti). Nessuno può prevedere che cosa capiterà domani, ma dobbiamo aspettarci il peggio. I Vescovi in questa situazione, oltre all'impegni di cui ho detto, hanno invitato e richiamato alla moderazione, all'apertura, al dialogo e sopratutto alla preghiera. Domani tutta la chiesa cattolica celebrerà una giornata di preghiera per domandare il perdono e la riconciliazione. Certo il popolo malgascio, e sopratutto i poveri, pagheranno caro, forse con tante altre vite che moriranno di fame, di stenti e di malattia. Forse i malgasci conserveranno ancora un po' del loro sorriso buono... ma in questo momento tutti abbiamo un cuore pesante come un macigno, un macigno che sa di tomba. 
 

 

 

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