Madagascar: ciclone Enawo e crisi politica

27/03/2017

Due eventi recenti hanno ulteriormente aggravato la situazione socio-economica del Madagascar. 


Il primo, acuto, è stato l'arrivo del ciclone Enawo che ha interessato particolarmente la regione centro orientale e le coste relative. Il ciclone, considerato il peggiore dal 2004, ha colpito con intensità le coste con onde oltre i 9 metri di altezza e con venti oltre i 200 km/ora e ha continuato il suo tragitto nell'interno. 
Il bilancio ufficiale fino ad ora conta 78 deceduti, 18 dispersi, 250 feriti, alcuni gravi, ma purtroppo ben 250 mila sfollati, che hanno abbandonato le loro misere case, per lo più distrutte o rese del tutto inagibili, e che ora sono alla sbando totale. Gravissimi sono i danni all'agricoltura e questo comporterà ulteriori problemi di sopravvivenza per la già povera stremata popolazione. 
La regione di Isoanala, lontana come tutto il sud dell'isola, fortunatamente è stata solo interessata da locali forti piogge senza significativi danni alle abitazioni. 


Il secondo evento riguarda l'ulteriore deterioramento della situazione politica con gravi ripercussioni sulla popolazione. Il presidente Hery Rajaonarimampianina ha perduto il sostegno della Francia, ex potenza coloniale, e si è lanciato in nuovi legami con i paesi arabi e con la Cina; quest'ultima è diventata il primo partner commerciale e ha avuto conferiti i più importanti appalti per infrastrutture a sue imprese scatenando l'ira di una parte degli imprenditori malgasci. 
Il governo e il suo presidente paiono essere “ostaggi” di svariati cartelli (cartello del palissandro e legno pregiato, cartelli degli zaffiri e pietre preziose, ecc.) che contano tra i propri membri degli importanti rappresentanti dell'esercito e di deputati in combutta per garantire loro l'idonea copertura. 


La giornalista francese Fanny Pigeaud, in un recentissimo articolo, scrive proprio dell'esistenza ormai di tecniche svariate che molti imprenditori locali hanno adottato per eludere sistematicamente le norme vigenti per evitare di pagare dazi e tasse e di come sia proprio nei loro interessi la “non esistenza di uno stato di diritto” onde continuare a perseguire i propri loschi scopi. 
A fare le spese di tutto questo resta la povera popolazione: la Banca Mondiale ha rivisto nuovamente al ribasso le proprie stime e adesso, secondo la stessa istituzione, il 92% (!!!) della popolazione vive con meno di 2 euro al giorno.

 

 

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